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tagliatelle al tartufo

Un grande classico: le tagliatelle al tartufo

By FoodNo Comments

tagliatelle al tartufoLe tagliatelle al tartufo sono il piatto ideale per conquistare i palati più esigenti e raffinati.

Nonostante il valore dell’ingrediente principe, la preparazione di questo piatto è abbastanza semplice. Fondamentale, però, per preparare delle ottime tagliatelle al tartufo è scegliere una materia prima di qualità. Il tartufo nero si abbina alla perfezione con pietanze dal gusto delicato come un risotto o pasta all’uovo.

Per valorizzare al massimo il gusto prezioso del tartufo occorre però operare con attenzione: si tratta infatti di un ingrediente piuttosto delicato da cucinare e conservare. La regola base è quella di eliminare accuratamente e solo al bisogno il terriccio che lo ricopre, affettandolo molto sottilmente, con l’apposito taglia tartufi, solo pochi minuti prima di servire, per preservarne tutta la sua fragranza.

Ecco gli INGREDIENTI per la nostra ricetta di tagliatelle al tartufo:

·      Fettuccine all’uovo 250 g

·      Tartufo nero 80 g

·      Aglio 1 spicchio

·      Olio extravergine d’oliva 50 g

·      Sale fino q.b.

·      Burro 40 g

 

PREPARAZIONE

Per preparare le tagliatelle al tartufo, pulite il tartufo. Sciacquatelo accuratamente sotto un getto di acqua fredda per eliminare l’eccesso di terra, spazzolatelo con un pennellino semiduro o una spazzola per rimuovere ogni traccia di impurità, asciugatelo con cura prima di affettarlo.

Affettate il tartufo a fette molto sottili e tenetele da parte. In una padella scaldate l’olio insieme al burro facendolo sciogliere a fuoco dolce.

Eliminate il germoglio interno dello spicchio d’aglio e lasciatelo imbiondire nella padella con l’olio e il burro fuso per qualche minuto, poi rimuovetelo. Spegnete il fuoco e aggiungete le scaglie di tartufo precedentemente affettate.

Mentre cuocete le fettuccine all’uovo in abbondante acqua salata, lasciate insaporire il condimento a fuoco spento mescolando delicatamente le scaglie di tartufo. Scolatele le fettuccine ancora al dente e tuffatele nel condimento a base di tartufo. Mescolate accuratamente aggiungendo, se occorre, dell’acqua di cottura della pasta per legare. Servite il piatto con abbondanti scaglie di tartufo nero.

Buon appetito con le vostre ottime tagliatelle al tartufo!

 

Per i vostri piatti con tartufo non mancate di visitare il nostro shop on line!!

E se sei un appassionato di tartufo acquistando un quantitativo minimo di prodotti Regal Truffle avrai in regalo una pianta da tartufo delle nostre tartufaie. Per maggiori informazioni invia un messaggio whatsapp al 347 072 1273 oppure compila il modulo sul nostro sito www.regaltruffle.it

Tartufaia

Cosa è una tartufaia?

By Adotta un tartufoNo Comments

Quando parliamo di tartufaia ci riferiamo ad un terreno in cui crescono dei tartufi. Quando la crescita del tartufo avviene in modo spontaneo abbiamo una tartufaia naturale, mentre quando il tartufo si sviluppa per intervento dell’uomo parliamo di tartufaie coltivate. In entrambi i casi, però, il tartufo può crescere solo se vi sono delle condizioni particolari, sia dal punto di vista climatico sia dal punto di vista del terreno. In particolare, perché in un terreno si possa avere la nascita e la crescita del tartufo ci sono 4 fattori che una tartufaia deve avere:

  1. Il terreno deve avere un PH negativo.
  2. Deve essere un terreno molto calcareo.
  3. Non deve avere ristagni.
  4. Deve essere areato in modo ottimale.

Per crescere bene, poi, il tartufo ha bisogno di specifiche piante con cui instaurare un rapporto di simbiosi. Senza questo rapporto simbiotico la crescita del tartufo diventa impossibile.

Il tartufo ha una crescita lenta e possono passare anche diversi anni prima di essere pronti per essere raccolti e consumati. Sarà anche per questo che hanno un prezzo elevato che di anno in anno è soggetto ad una quotazione. Inoltre, la raccolta non può essere effettuata liberamente. C’è, infatti, una rigida normativa da rispettare e stabilita dalle singole regioni. Per quanto riguarda il soggetto che può effettuare la raccolta occorre precisare che la situazione varia a seconda della tipologia di tartufaia. Nelle tartufaie naturali è obbligatorio un patentino, mentre nelle tartufaie controllate e in quelle coltivate il patentino non è obbligatorio.

Vediamo in dettaglio in base a cosa si caratterizzano i diversi tipi di tartufaia.

Nelle “Tartufaie Naturali” i tartufi crescono e si sviluppano in modo spontaneo senza intervento umano. L’unica attività da parte del tartufaio è quello relativo alla ricerca e alla raccolta dei tartufi. Proprio per il fatto che il tartufo cresce in modo spontaneo l’individuazione delle tartufaie naturali non è sempre cosa facile ed è richiesta molta pratica ed esperienza, oltre all’utilizzo di un buon cane da tartufi.

Per quanto riguarda le “Tartufaie Coltivate” la prima cosa da dire e che differenzia una tartufaia coltivata da quella naturale è che la raccolta non è libera (tutti possono andare a cercare e trovare tartufi a patto che abbiano conseguito il patentino del tartufaio) e che dietro la realizzazione di una tartufaia coltivata ci sono tante fatiche e tanta pazienza prima della messa in produzione e della raccolta del tartufo. Le tartufaie coltivate invece sono di proprietà privata. Le coltivazioni private sono riconosciute e autorizzate dalla provincia di appartenenza e devono essere delimitate e chiaramente contrassegnate come tartufaie.

Per coltivare tartufi è necessario piantumare piante micorizzate nuove su terreni in cui esistono le condizioni pedoclimatiche ideali per la coltivazione del tartufo.

Abbiamo, poi, le “Tartufaie Controllate”: si tratta infatti di tartufaie naturali a tutti gli effetti, ma su terreni che sono soggetti a migliorie ambientali, per esempio incrementando il bosco con la messa in posa di piante tartufigene. Anche nel caso delle tartufaie controllate la raccolta non è libera ma solo chi ne è il proprietario o l’affidatario può effettuare la raccolta e anche in questo caso vanno delimitate e chiaramente contrassegnate con delle tabelle informative.

Se sei interessato alla coltivazione di tartufi contatta Regal Truffle: potrai adottare una o più piante da tartufo nelle nostre tartufaie in Abruzzo. Penserà a tutto Regal Truffle, mentre tu ti godrai il raccolto quando la pianta entrerà in produzione. Fino a quel momento riceverai l’equivalente del canone annuale in prodotti a base di tartufo!

Se, invece, vuoi pensare più in grande ed impiantare una tua personale tartufaia ti assisteremo in tutte le fasi, dalla selezione del terreno alla micorizzazione delle piante.

Il mercato del tartufo in Italia

Il mercato del tartufo in Italia

By Adotta un tartufoNo Comments

Il mercato del tartufo in Italia suscita sempre più interesse, non solo da parte di buongustai e chef, ma anche da parte di chi è in cerca di un buon investimento.

Il tartufo è una particolare specie di fungo che si trova nel terreno e che cresce in simbiosi con le radici di varie piante. Un singolo fungo può dare vita a diversi tartufi. Quattro sono le categorie principali di tartufi presenti sul mercato:

  • Tuber Magnatum (Tartufo Bianco d’Alba).
  • Tuber Melanosporum(Tartufo Nero pregiato
  • Tuber Uncinatum (Tartufo Uncinato)
  • Tuber Aestivum (Tartufo estivo, Scorzone): Lo scorzone è il tartufo più raccolto e presente in Italia.

La raccolta del tartufo è soggetta ad una rigorosa normativa applicata sull’intero territorio nazionale.

Il mercato del tartufo in Italia è molto frammentato ed è costituito da una moltitudine di piccoli operatori costituiti da tartufai, coltivatori, aziende produttrici e distributori. L’Italia continua ad essere il principale produttore ed esportatore nel mercato eurppeo, vantando un’antica tradizione di raccolta, grazie alle condizioni morfologiche del territorio. Per quanto riguarda la produzione nazionale complessiva, le aree appenniniche del centro (Marche, Lazio, Umbria, Toscana) rappresentano il 53% del mercato del tartufo in Italia, seguite dal Sud con il 39% e dal Nord con l’8%. A livello regionale, Umbria e Abruzzo sono le regioni produttrici più importanti, pesando complessivamente per il 53% della produzione italiana.

La domanda di tartufo dipende fortemente dall’industria della ristorazione, della trasformazione e del turismo ed è ha un forte carattere stagionale. La domanda raggiunge il suo picco nei mesi di ottobre-novembre, in linea con i calendari di raccolta del tartufo. Ogni anno, poi, si moltiplicano le fiere e gli eventi organizzati intorno al mondo del tartufo, il che porta a parlare di un vero e proprio turismo del tartufo, che attrae migliaia di visitatori.

L’offerta di prodotti a base di tartufo si è notevolmente ampliata negli ultimi anni, in quanto i consumatori possono assaggiare il tartufo in un formato più conveniente e a un prezzo meno proibitivo. Inoltre, molti produttori di prodotti a base di tartufo hanno deciso di offrire una linea biologica, che non utilizza alcun elemento artificiale o chimico nel processo di produzione, per adattarsi alle richieste dei consumatori.

Nel mercato del tartufo in Italia possiamo identificare due segmenti principali: il tartufo fresco e quello trasformato. Il primo è legato al consumo locale e spesso direttamente venduto nelle zone di raccolta, mentre il secondo è più orientato all’esportazione verso il mercato nord europeo o nordamericano. Il commercio internazionale rappresenta una quota importante del mercato italiano.

La domanda di tartufo è trainata principalmente dall’industria della ristorazione e della trasformazione e, indirettamente, dall’industria del turismo. Secondo Università Ca’ Foscari, Il 70% del tartufo viene distribuito all’industria di trasformazione, che lo trasforma in prodotti a base di tartufo, mentre solo il 20-30% è attribuito alla ristorazione. La domanda di prodotti a base di tartufo è aumentata notevolmente negli ultimi anni.

Un mercato, quello del tartufo, estremamente interessante e rispetto al quale Regal Truffle si pone con una particolare formula innovativa basata sull’ Adozione del Tartufo chiavi in mano nelle proprie tartufaie in Abruzzo, come detto una delle regioni a più alta vocazione tartufigena.

La micorizzazione in agricoltura è una tecnica di coltivazione che consiste nel far entrare in contatto le radici di una pianta da funghi non patogeni che creano con essa una situazione di simbiosi con apporto di scambio reciproco. Il complesso simbiotico pianta-fungo che viene a crearsi è detto micorriza. Il tartufo è il corpo, il “frutto”, di una particolare categoria di funghi noti come funghi ipogei, appartenenti al genere Tuber e alla famiglia delle Tuberaceae. Come suggerisce il nome, questi funghi vivono sottoterra, crescendo a una profondità che varia dai pochi centimetri fino a, in rarissimi casi, un metro. La particolarità di questi funghi è proprio quella di generare dei corpi carnosi, i tartufi appunto, tramite cui diffondere le proprie spore e riprodursi. Una volta maturi, i tartufi producono infatti un profumo intenso e penetrante che supera la barriera del terreno e attira gli animali selvatici che se ne nutrono, spargendo le spore brune, ellissoidali, spinose o reticolate e agevolandone la riproduzione. Come tutti i funghi, il tartufo è eterotrofo: non è cioè in grado di ottenere le sostanze necessarie alla sua sopravvivenza tramite la sintesi clorofilliana, un processo di cui è sprovvisto. Per questo motivo vive in simbiosi con le radici di determinate piante con un rapporto di scambio reciproco di favori. Il tartufo riceve dalla pianta sostanze nutrienti e la pianta, a sua volta, riceve dal fungo acqua e sostanze minerali che ne favoriscono lo sviluppo. La micorizzazione si verifica in modo naturale, ma può anche verificarsi artificialmente con alcune specie di interesse, come il tartufo. La coltivazione dei tartufi è possibile, quindi, ricreando, con metodo artificiale, un rapporto simbiotico tra fungo e pianta. Questo risultato si ottiene attraverso la micorizzazione della pianta da tartufo. Tra le varie tipologie di tartufo, quello nero ha maggiori possibilità di successo in caso di coltivazione, sebbene questa richiede impegno e terreni con particolari caratteristiche. Un’alternativa alla complessità della micorizzazione e alla coltivazione in proprio del tartufo è l’adozione di una o più piante di tartufo nero. Regal Truffle offre la possibilità di adottare una propria pianta di tartufo con garanzia a vita sul risultato, poiché fino al raggiungimento della fase produttiva viene comunque garantito l’equivalente in tartufi del canone annuale di adozione. Contattaci per maggiori informazioni.

Micorizzazione piante da tartufo

By Curiosità tartufo, Senza categoriaNo Comments

La micorizzazione in agricoltura è una tecnica di coltivazione che consiste nel far entrare in contatto le radici di una pianta da funghi non patogeni che creano con essa una situazione di simbiosi con apporto di scambio reciproco. Il complesso simbiotico pianta-fungo che viene a crearsi è detto micorriza. Il tartufo è il corpo, il “frutto”, di una particolare categoria di funghi noti come funghi ipogei, appartenenti al genere Tuber e alla famiglia delle Tuberaceae. Come suggerisce il nome, questi funghi vivono sottoterra, crescendo a una profondità che varia dai pochi centimetri fino a, in rarissimi casi, un metro. La particolarità di questi funghi è proprio quella di generare dei corpi carnosi, i tartufi appunto, tramite cui diffondere le proprie spore e riprodursi. Una volta maturi, i tartufi producono infatti un profumo intenso e penetrante che supera la barriera del terreno e attira gli animali selvatici che se ne nutrono, spargendo le spore brune, ellissoidali, spinose o reticolate e agevolandone la riproduzione. Come tutti i funghi, il tartufo è eterotrofo: non è cioè in grado di ottenere le sostanze necessarie alla sua sopravvivenza tramite la sintesi clorofilliana, un processo di cui è sprovvisto. Per questo motivo vive in simbiosi con le radici di determinate piante con un rapporto di scambio reciproco di favori. Il tartufo riceve dalla pianta sostanze nutrienti e la pianta, a sua volta, riceve dal fungo acqua e sostanze minerali che ne favoriscono lo sviluppo. La micorizzazione si verifica in modo naturale, ma può anche verificarsi artificialmente con alcune specie di interesse, come il tartufo. La coltivazione dei tartufi è possibile, quindi, ricreando, con metodo artificiale, un rapporto simbiotico tra fungo e pianta. Questo risultato si ottiene attraverso la micorizzazione della pianta da tartufo. Tra le varie tipologie di tartufo, quello nero ha maggiori possibilità di successo in caso di coltivazione, sebbene questa richiede impegno e terreni con particolari caratteristiche. Un’alternativa alla complessità della micorizzazione e alla coltivazione in proprio del tartufo è l’adozione di una o più piante di tartufo nero. Regal Truffle offre la possibilità di adottare una propria pianta di tartufo con garanzia a vita sul risultato, poiché fino al raggiungimento della fase produttiva viene comunque garantito l’equivalente in tartufi del canone annuale di adozione. Contattaci per maggiori informazioni.

La micorizzazione in agricoltura è una tecnica di coltivazione che consiste nel far entrare in contatto le radici di una pianta da funghi non patogeni che creano con essa una situazione di simbiosi con apporto di scambio reciproco. Il complesso simbiotico pianta-fungo che viene a crearsi è detto micorriza.

 

Il tartufo è il corpo, il “frutto”, di una particolare categoria di funghi noti come funghi ipogei, appartenenti al genere Tuber e alla famiglia delle Tuberaceae. Come suggerisce il nome, questi funghi vivono sottoterra, crescendo a una profondità che varia dai pochi centimetri fino a, in rarissimi casi, un metro. La particolarità di questi funghi è proprio quella di generare dei corpi carnosi, i tartufi appunto, tramite cui diffondere le proprie spore e riprodursi. Una volta maturi, i tartufi producono infatti un profumo intenso e penetrante che supera la barriera del terreno e attira gli animali selvatici che se ne nutrono, spargendo le spore brune, ellissoidali, spinose o reticolate e agevolandone la riproduzione.

 

Come tutti i funghi, il tartufo è eterotrofo: non è cioè in grado di ottenere le sostanze necessarie alla sua sopravvivenza tramite la sintesi clorofilliana, un processo di cui è sprovvisto. Per questo motivo vive in simbiosi con le radici di determinate piante con un rapporto di scambio reciproco di favori. Il tartufo riceve dalla pianta sostanze nutrienti e la pianta, a sua volta, riceve dal fungo acqua e sostanze minerali che ne favoriscono lo sviluppo.

 

La micorizzazione si verifica in modo naturale, ma può anche verificarsi artificialmente con alcune specie di interesse, come il tartufo. La coltivazione dei tartufi è possibile, quindi, ricreando, con metodo artificiale, un rapporto simbiotico tra fungo e pianta. Questo risultato si ottiene attraverso la micorizzazione della pianta da tartufo.

 

Tra le varie tipologie di tartufo, quello nero ha maggiori possibilità di successo in caso di coltivazione, sebbene questa richiede impegno e terreni con particolari caratteristiche.

Un’alternativa alla complessità della micorizzazione e alla coltivazione in proprio del tartufo è l’adozione di una o più piante di tartufo nero. Regal Truffle offre la possibilità di adottare una propria pianta di tartufo con garanzia a vita sul risultato, poiché fino al raggiungimento della fase produttiva viene comunque garantito l’equivalente in tartufi del canone annuale di adozione.

Contattaci per maggiori informazioni.

Come conservare il tartufo

Come conservare il tartufo fresco?

By Curiosità tartufoNo Comments

Come conservare il tartufo è una domanda che tutti coloro che ne hanno avuto la disponibilità si sono fatti, soprattutto se non esperti. Il tartufo è uno dei cibi più pregiati e più costosi. Questo prezioso fungo è particolarmente delicato e deperibile, e per questo merita una cura particolare per preservarne le caratteristiche e, in particolare, il suo specifico odore per cui tanto viene apprezzato. Ecco alcuni consigli utili a capire come conservare il tartufo.

Iniziamo con il dire che per conservare più a lungo le caratteristiche del tartufo questo non va pulito subito se non lo conserviamo sottovuoto o in freezer. Un leggero strato di terra rallenta le proliferazione di muffe e altri microrganismi e gli permettono di continuare la maturazione. Una pulizia accurata andrà fatta solo al momento del consumo.

Per conservare l’aroma del tartufo è opportuno riporlo in frigo in barattolo di vetro, avvolto da carta da cucina, da cambiare ogni uno o due giorni per evitare, sempre, il formarsi di muffe.

È possibile, anche, porre nel contenitore del riso per farlo impregnare dell’odore del tartufo, ma occorre fare attenzione: il riso assorbe umidità e potrebbe fa seccare troppo il prezioso fungo.

E’ possibile conservare il tartufo anche congelato, intero o grattugiato, ma preferibilmente sottovuoto. In questo modo il tartufo si manterrà fino a 12 mesi. Una volta tolto dal freezer va macinato o grattato prima di farlo scongelare completamente.

Per conservare il tartufo è possibile conservarlo sott’olio, mettendolo in un barattolo fino a ricoprirlo completamente. Una possibile alternativa per mantenere l’aroma del nostro tartufo è utilizzare il burro. È possibile, infatti, realizzare del burro tartufato, prodotto facendo sciogliere e poi solidificare del burro, delle scaglie di tartufo e due pizzichi di sale. Il preparato va conservato in freezer.

Hai già provato le specialità di Tartufo Regal Truffle? Sono realizzate con i Tartufi che coltiviamo noi nella nostra tartufaia in Abruzzo e se acquisti le nostre confezioni speciali risparmi fino al 25%! Se acquisti un quantitativo minimo dei nostri prodotti ti regaliamo una pianta da tartufo: se sei interessato chiama o invia un whatsapp al 347/072 1273.

 

piante da tartufo

Quali sono le piante da tartufo

By Curiosità tartufoNo Comments

La scelta delle piante da tartufo è uno degli aspetti critici quando si vuole coltivare tartufi.

Ma cosa è in dettaglio un tartufo? Il tartufo è nella sostanza un fungo appartenente al genere Tuber, che, a differenza dei funghi che siamo abituati a vedere, compie il proprio intero ciclo vitale sotto terra e per questo viene detto “ipogeo”.

Per poter crescere il tartufo deve obbligatoriamente vivere in simbiosi con piante da tartufo per produrre il prezioso “sporocarpo”, ovvero il corpo del tartufo. Questo è formato da una parete esterna detta “peridio”, che può essere liscio o sculturato e di colore variabile dal chiaro allo scuro.

La massa interna del tartufo, detta “gleba”, di colore variabile dal bianco al nero, dal rosa al marrone è percorsa da venature più o meno ampie e ramificate. Tali venature delimitano gli alveoli in cui sono immerse delle grosse cellule (gli “aschi”) contenenti le “spore”. Le caratteristiche morfologiche del peridio, della gleba, degli aschi e delle spore, insieme alla dimensione ed alle caratteristiche organolettiche del tartufo ne permettono l’identificazione delle diverse specie.

Il rapporto tra la pianta e il tartufo è di tipo simbiotico e lo scambio di sostanze tra i due partner avviene a livello delle radici in particolari formazioni, simili a tubicini, dette “micorrize”, la loro struttura è caratteristico per ogni specie.

A differenza dei funghi epigei che sviluppano corpi fruttiferi al di sopra del terreno, i funghi ipogei come i tartufi non possono sfruttare le correnti d’aria per diffondere delle spore. La natura li ha, quindi, dotati di un forte odore, percepibile solo al momento della maturazione delle spore, che attira insetti e mammiferi, i quali cibandosi del tartufo, provvedono alla diffusione delle spore.

Le specie di tartufi sono decine, solo poche sono edibili. Tra queste il Tuber melanosporum, è considerato il più pregiato tra i tartufi neri. La sua dimensione può raggiungere e anche superare quello di una grossa mela. Viene raccolto durante tutto il periodo invernale ed in particolare nei primi mesi dell’anno. Il tartufo nero pregiato si presta alla coltivazione in tartufaia.

Il Tuber melanosporum si può trovare in ambiente collinare, con piante abbastanza distanziate a costituire boschetti radi. Il terreno deve essere calcareo-breccioso, ricco di carbonato di calcio e deve contenere una percentuale di argilla non superiore al 40%. Nelle tartufaie è necessaria una buona penetrazione di luce e un buon riscaldamento del suolo.

Quali sono le piante da tartufo più adatte?

Le piante da tartufo simbionti del Tuber melanosporum sono sette:

  1. La roverella (Quercus pubescen)
  2. Il leccio (Quercus ilex)
  3. Il cerro (Quercus cerris)
  4. Il tiglio (Tilia platyphyllos)
  5. Il nocciolo (Corylus avellana)
  6. Il carpino nero (Populus alba)
  7. Il cisto rosso (Cistus incanus)

La coltivazione del tartufo non è impresa facile, per questo motivo Regal Truffle ha ideato il progetto “Adotta un Re”, con cui Regal Truffle si occupa di tutto e a te va il tartufo!

Lagotto cane da tartufi

Il Lagotto il cane da tartufo

By Curiosità tartufoNo Comments

Il Lagotto Romagnolo è noto per essere il “re del tartufo”. È, infatti, l’unica razza riconosciuta dalla FCI (Fédération cynologique internationale, federazione internazionale delle associazioni di allevatori canini fondata nel 1911) per la cerca del tartufo. Il Lagotto è diventato il cane da tartufo per eccellenza essendo docile, resistente alla fatica e non distratto dalla selvaggina.

Sobrio, intelligente, affettuoso e attaccato al proprietario. È facilmente addestrabile. Non è un cane adatto a proprietari nervosi e dai modi bruschi. Questo cane di fronte a tali proprietari, si intimidisce e si chiude a riccio non concedendo alcuna confidenza.

Origini del Lagotto

Il Lagotto è una razza dalle antiche origini italiane, sviluppata nelle zone paludose del sud del delta del Po: specificamente nel ravennate e nelle pianure di Comacchio.

Il nome della razza trarrebbe origine dalla lingua romagnola: “Càn Lagòt”, che significa: “cane da acqua”. Prima delle bonifiche del ‘800, nelle valli di Comacchio e nelle zone paludose della Romagna, il cane veniva utilizzato infatti per il riporto della selvaggina volatile.

Parallelamente a questa attività venatoria il lagotto svolgeva un’utile, ma meno nota, attività di ricerca del tartufo, allora ben più abbondante. Con la scomparsa, ad opera delle bonifiche, delle valli paludose si è persa la necessità ad utilizzare il lagotto come cane da riporto. Inoltre, parallelamente con l’eliminazione nelle vigne dei supporti in legno a favore di quelli in cemento e con l’impoverimento dei boschi in pianura, si è avuta la scomparsa dei tartufi nelle zone pianeggianti. A seguito di questa circostanza la cerca del tartufo si è spostata in zone più collinari e boschive, ed ancora una volta l’adattabilità della razza si è mostrata preziosa: il pelo e sotto pelo proteggono infatti l’animale dalle spine spesso presenti nel sottobosco.

L’impiego del Lagotto nella ricerca del tartufo ha preso, successivamente, il sopravvento fino a specializzare la razza in questa attività in modo esclusivo nell’intero panorama mondiale; anche e soprattutto perché la razza è ottimamente addestrabile e possiede un’ottima cerca e un notevole olfatto.

Nonostante le spiccate attitudini del Lagotto e di poche altre razze, molti esperti sono del parere che qualsiasi cane, anche un meticcio ben addestrato, è in grado di svolgere questo compito. L’importante è che il cane abbia un olfatto ben sviluppato.

La legge italiana, peraltro, prevede che per cercare il tartufo è obbligatorio l’ausilio del cane. Ovvero, è vietato cercare tartufo senza cane in quanto risponde ai richiami del padrone e non danneggia il territorio in cui è cresciuto il tartufo.

Tartuficoltura

Tartuficoltura: l’arte di coltivare il tartufo

By Adotta un tartufoNo Comments

La tartuficoltura è un’attività che permette di avere a disposizione abbondanti raccolti di tartufo, l’ideale per i buongustai. I tartufi coltivati sono uguali ai tartufi esistenti in natura sia dal punto di vista scientifico morfologico e biomolecolare che anche organolettico.

Ma la coltivazione di tartufi è anche un’ottima forma di investimento in grado di garantire un profitto durevole nel tempo. La tartuficoltura non è però un’attività semplice da portare avanti, perché non basta piantare un albero micorizzato, ci sono tanti elementi da considerare. In primo luogo è da tenere presente che il tartufo è un fungo simbionte, che non può, cioè, vivere da solo, ma solo in simbiosi con le radici di piante forestali come ad esempio la Roverella, il Cerro, il Leccio e il Nocciolo. Coltivare tartufi significa, quindi, gestire il territorio e il suolo dove crescono queste piante, curandole con il giusto apporto di nutrienti. L’analisi del terreno è una fase preliminare fondamentale per qualsiasi attività di tartuficoltura.

 

 

Come avviare una coltivazione di tartufi?

Tutti i tartufi in generale prediligono i terreni molto calcarei, quindi è molto importante che il tipo di terreno ove si vuole effettuare l’impianto abbia un pH adeguato, una buona presenza di CaCO3 (calcare), con reazione alcalina, ben areato e privo di ristagni idrici. La qualità del terreno è uno dei parametri da cui dipenderà la quantità e la qualità dei tartufi stessi.

Se il terreno risulterà idoneo, sarà possibile piantare piante micorizzate, piante cioè a cui sono state applicate spore di tartufo.

Per un’attività di tartuficoltura che garantisca una buona produttività è necessario curare la tartufaia: rimuovere erbe che possano ostacolare la crescita del tartufo, utilizzando solo attrezzi manuali, irrigare solo in periodi di secca e combattere i parassiti con metodi naturali.

Il massimo picco di produzione inizia intorno al 10 anno di età (varia sempre da situazione a situazione), ma già dal 4-5 anno si può iniziare a raccogliere il tartufo. Sono state rilevate produzioni medie di circa 1kg/2kg a pianta anche sul suolo italiano e nelle stagioni favorevoli produzioni anche più abbondanti.

 

Quanto rende la tartuficoltura?

In genere è necessaria una densità minima di circa 500 piante per ettaro di terreno per una buona tartufaia e la coltivazione può dare ricavi superiori di 30 volte a quelli quella vigna.

A fine 2020 il prezzo del tartufo nero (il tipo di tartufo che si presta alla coltivazione) variava dai 700 ai 300 euro al chilo, a seconda della varietà. In base all’andamento stagionale il “raccolto” di tartufi può raggiungere in piena produzione anche oltre i 100 kg ad ettaro.

 

E se volessi solo qualche pianta di tartufo?

Avviare una tartufaia potrebbe non essere alla portata di tutti, sia per impegno che per investimento. Regal Truffle ha, quindi, sviluppato una formula innovativa per permettere a tutti di avere una o più personali piante da tartufo. Con il progetto “Adotta un RE” è possibile adottare una pianta da tartufo o farne un prezioso ed originale dono in caso di una nuova nascita. E’ sufficiente pagare un canone annuale e Regal Truffle penserà a tutto. Fino a quando la pianta adottata non entrerà in produzione si avrà, per ogni anno, l’equivalente del canone pagato in prodotti a base di tartufo. Quando la pianta inizierà a dare i suoi frutti i tartufi saranno di esclusiva proprietà dell’adottante: potrà gustarli oppure venderli garantendosi una piccola rendita.

Se, nel frattempo, la pianta dovesse morire verrà sostituita gratuitamente da Regal Truffle.

In alternativa all’adozione è possibile acquistare un quantitativo minimo di tartufi, in cambio si riceverà in omaggio una pianta micorizzara.

Bello vero? Entra anche tu nell’affascinate mondo della tartuficoltura con Regal Truffle. Contattaci subito!

coltivare tartufi

Coltivare tartufi per un profitto durevole nel tempo

By Adotta un tartufoNo Comments

coltivare tartufi

Coltivare tartufi è oggi alla portata di tutti, ma ad alcune condizioni. Regal Truffle è un progetto unico nel suo genere, redditizio e dall’anima green. Nato dall’entusiasmo e dall’amore per la propria terra di un gruppo di amici abruzzesi, Regal Truffle è una realtà consolidata e di sicuro interesse per tutti coloro che cercano remunerative e innovative forme di investimento. Il tartufo, infatti, può rappresentare un ottimo investimento e garantire un profitto durevole nel tempo. Regal Truffle è impegnata ormai da tempo nel coltivare tartufi e vanta numerosi clienti italiani ed esteri che hanno creduto nel progetto proposto dall’AD Dott. Marco Di Valentino e che si avvale di prestigiose collaborazioni scientifiche, a partire da quella con il Prof. Giovanni Pacioni, indiscussa autorità mondiale nel campo della tartuficoltura.

Il tartufo è, nella sostanza, un fungo molto pregiato ricco di proprietà benefiche e nutritive. Indiscusso re della tavola, è un ingrediente che con il suo profumo intenso arricchisce i piatti di alta cucina. Prezioso e raro, tanto da essere definito “il diamante della cucina”, è l’alimento più costoso del mondo. Le quotazioni del tartufo bianco e del tartufo nero nelle loro qualità più pregiate calcolate in base alla media nazionale, oscilla da 2.100 a 3.500 euro al kg per il bianco e da 350 a 600 euro al kg per il nero.

La raccolta del tartufo è, nell’immaginario collettivo, associato alla figura romantica del cercatore che, in solitudine, accompagnato dal suo fido cane si avventura in angoli remoti e segreti dei boschi per scovare il prezioso fungo. Oggi sappiamo che si possono coltivare tartufi grazie ad un approccio scientifico rigoroso, la presenza di un terreno idoneo (le tartufaie) e un’attenta selezione delle piante madri.

Con le giuste condizioni climatiche e un accurato lavoro preliminare, le piante “micorizzate”, cioè trattate con spore di tartufo, possono arrivare a produrre da 1kg a 4-5kg di tartufo, in base alla stagionalità. L’Abruzzo è una delle regioni a più alta vocazione tartufigena in cui coltivare tartufi. Le sue zone interne, a pochi km dal Mar Adriatico ed in prossimità del Gran Sasso d’Italia, il massiccio più grande degli Appennini, si prestano in modo particolare alla coltivazione del tartufo nero pregiato. Ed è proprio in queste zone che la Regal Truffle ha impiantato le proprie tartufaie e ha avviato i suoi due progetti per consentire a chiunque di avviare un progetto di investimento legato alla tartuficultura: “Adotta un re” e “Tartufaia chiavi in mano”.

Con la prima opzione è possibile adottare una o più piante micorizzate e coltivare tartufi nelle tartufaie Regal Truffle in Abruzzo. Fino al momento in cui le piante non entreranno in produzione, l’adottante riceverà ogni anno una quantità di tartufo pari all’importo dell’adozione sottoscritta. Destinato, invece a grandi investitori, l’opzione “Tartufaia chiavi in mano” ha finalità più ambiziose e consiste in un servizio di consulenza e assistenza a 360 gradi per impiantare una tartufaia da zero. La sede della tartufaia potrà essere sia in Abruzzo che in altre regioni. La Regal Truffle si occuperà dell’individuazione dei terreni, della loro analisi e della verifica della sussistenza delle condizioni ottimali di crescita dei tartufi con l’assistenza di esperti, come il già citato Prof. Pacioni, dell’impianto della tartufaia e di tutte le lavorazioni che verranno effettuate negli anni successivi.

La tartuficultura si presenta come un’attività di investimento davvero particolare, perché consente tassi di redditività elevati a fronte di un rischio basso. Alla luce delle conoscenze scientifiche oggi disponibili, infatti, si può affermare che, scegliendo un terreno idoneo e piante micorizzate certificate, è possibile ottenere ottimi raccolti di tartufo dopo pochi anni, con un rapporto tra investimento e guadagno che può arrivare fino a 15/20 volte la spesa.

Per informazioni su come adottare delle piante di tartufo o per richiedere maggiori dettagli sulla tartufaia chiavi in mano per coltivare tartufi è possibile visitare il sito www.regaltruffle.com o chiamare il centralino al numero 347 072 1273.